Ad Majora!

Adele Costanzo

CRONACHE DELLA CITTA’ CAPOVOLTA di Adele Costanzo

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  • PRIMA    RECENSIONE :
    Dal  racconto  di  Adele  Costanzo——–
    Nella    ampia analisi  di un linguaggio storico ben definito nelle
    date ed accadimenti, la struttura del testo
    ,ubbidisce a  una serie di  storie
    popolari e di corte’ incastonate’ in un continuo  ed interessante dialogo tra  la gente di Mensuria.  La natura
    entra nei continui schemi e scene ,oserei dir   pur teatrali,  con dolcezza
    e spesso con l’impeto dello scorrere del fiume che rumorosamente  batte
    nelle anse più strette, facendo così evaporar e brillar l’acqua
    sovrabbondante…-In un quadro d’insieme tanto piacevole e delicatamente
    pennellato, la città alta e bassa , si presentano quasi come due dame  di diverso lignaggio.  La prima
    ben elegante,  linda in ogni
    angolo di strada e nelle piazzuole… ‘i palazzi, gli uffici e le chiese sorgono
    sopra la collina’.  Dalle terrazze  estese
    sia ammira ed il Ministro nei giorni di festa si affacciava  e la corte e l’alto rango,ammiravano lo
    stupendo paesaggio  sottostante ed il
    disegno che il fiume :Mosella,nel tempo aveva definito. Dunque un ambiente per
    pochi e buoni, per chi aveva il comando e definiva le regole  di comportamento della vita  della cittadina, lontano e ben distante  dai principi di più diretta e schietta
    democrazia, incurante sovente  dei
    problemi del ‘popolo’  che nella città
    sottostante,appunto bassa ,viveva di stenti
    , di lavoro  duro ,
    (fabbri,barbieri, massaie,oste), in abitazioni
    spesso umide  e segnate pur  dal passaggio e dal fango che il fiume  a ridosso
    e spesso all’ingrosso(alluvione della
    Mosella) o le facili frane, portavano
    con sé.PUR IN QUESTO QUADRO BEN NETTO E DISTINTO, NATURALE, C’E’  LA DIVISIONE
    TRA  LE CLASSI SOCIALI . LE PIU’
    MODESTE,DA SEMPRE HANNO SUBITO  LO
    STRAPOTERE  E LE DECISIONI A SENSO UNICO
    DI  PROPOSTE,PROGRAMMI,PIANI EDILIZI   FRAMMENTARI E  SPESSO LASCIATI INCOMPLETI PER  LUSTRI…-E’ PURTROPPO LA REALTA’  PUR OGGI PRESENTE DALLE NOSTRE PARTI, CHE
    SENTIAMO SPESSO SULLA NOSTRA PELLE E  PER
    LA QUALE E DALLA QUALE NON E’ AGEVOLE USCIRNE
    DIGNITORAMENTE  PER MOTIVI  POLITICI ,CLIENTELARI  E DI  SOTTOBANCO…-
    Le figure emergenti  del  filosofo, che dialoga con l’oste  e successivamente con un pescatore
    nonostante  le diverse e lontane  intese
    ideologiche e culturali,porta a
    toccar con mano  la decisa  distinzione e distanza  di classe e di cultura ,ove   le figure
    secondarie e più umili , soccombono  in silenzio, parlano poco  o raccontano le storie altrui  per intrattenimento …- In osteria ,prevale :la
    materia prima,cioè  quel liquido biondissimo
    ma  mal definito  : un vinello da  ‘’compagnia o da comparsa’’ ben lontano dal
    sapor dovuto  doc  pregiato.
    Ed ancora  l’accostamento  dello studioso di filosofia  ed il pescatore  in riva al fiume ,evidenzia un dialogo  ben concreto ,materiale ( e non altro ),
    riguardante la pesca  e  la tecnica
    scelta per  attirar  i crostacei ,che all’imbrunire,quando la
    trota e l’anguilla riposano  ,escono a cacciar
    larve  ed uova di pesce…-C’E’ ANCORA NEL
    DIALOGO  A DUE    L’ESPERIENZA DI VITA PRATICA E TECNICA DEL
    PESCATORE,DECISO E  BEN CAPACE  DI
    ADESCAR  LA PREDA, CONOSCENDO,IL
    MODUS FACENDI, I TEMPI ED I METODI
    E  LO SFORZO DEL FILOSOFO   DI AGGIUNGERE CONSIDERAZIONI  SICURAMENTE
    FUORI LUOGO  O RIDOTTE AL SOLO
    SGUARDO  SBIGOTTITO…-     La descrizione   ultima
    ma non secondaria  del fiume  Mosella, che scivola  lungo rocce d’arenaria tra alberi antichi tra
    le larghe foglie dissetando daini e caprioli
    e che    s’insinua ,s’avvolge
    entra   nelle terre, umidifica le zolle,
    par  tornar indietro curiosando…,
    ascolta  rimbomba, rigurgita ,riprende a
    correre…(sembrerebbe  la poesia del
    Pascoli : ‘L’acquilone’,x la forza e la dinamica espressa dai verbi ,che
    muovono le azioni )– RAPPRESENTA LA VITA CHE SCORRE  A FIANCO ED IN SIMBIOSI CON LA GENTE :CHE
    PARLA SORRIDE,FISCHIA , PIANGE,PESCA
    ACCANTO PAZIENTE  SEDUTA  SU UN SASSO COPERTO DALLA GIACCA,RACCONTA, SI
    AMA SOTTO GLI ALBERI E SI BAGNA  NEL
    FREDDO CORRERE E SCORRERE   DELL’ACQUA
    FISCHIETTANTE  CON L’USIGNOLO…SOPRASTANTE-
    E’ una descrizione possente, dolcissimamente libera, aperta,disinvolta ,senza
    però far perdere  il lineare,raccolto e
    raccordato racconto di atti che richiama il Verismo  nella più spontanea e decisa  raccolta di immagini e seguenze  in dissolvenza e spesso  ,ottimamente sovrapposte  in armonia dei fatti che si susseguono.E’ una
    toccante ed appassionata ‘’fiaba’’ romantica
    e  sicuramente  gioiosa
    e fluida come il pensier  di chi
    di sa ben narrar e trovar   les mots  très
    appropriés…—–  N.B.  Alla tracccia di c.s., ovviamente  vanno
    associate  le parole  ed i concetti
    espressi  bellamente  da Adele , a coronamento ed ornamento del    sweet
    to speak  better….-Roberto  Lo Presti   da Messina-
  •  SECONDA RECENSIONE :
La storia nella storia raccontata bellamente dalle acque fluide e fresche of my river ,che silenziosamente ascolta,inghiotte,rigurgita e sbuffa  nelle anse a gomito. La vita,la gioia ,il dolore è nelle genti  in riva…tutto sentito  con am…ore.———————————————-((( Il fiumiciattolo ,scende,ruota,gioca coi ciottoli bianchi,li lava,lima e li rimanda più in basso,quasi come un gioco di carambola:’ d’ingorgo,palpito e ansito sugli scogli rossi’ in prossimità del grande padre che raccoglie tutte le acque e li mescola e li abbraccia d’un colpo,saltellando nella gioia dell’onda lunga.Li accompagna ancor… sulla terra ferma e li spinge a riscaldare le fredde rocce ‘sentinelle’ e fari di confine ,ove l’onda di rimando, tenta pur di rubarle al suol patrio…Alberi contro alberi  allineati e coperti ,come soldatini, ti salutano al passo,fiumini di rami che seguono il corso e si piegono sorridenti al suon di acque quiete e roboanti sui pendii e le braccia son ricchi di rametti colorati; ancor chiedono frescura e calura x poi dar felice ombra ,sì da richiamar al pennello un quadro pittoresco dolcissimamente fermo e mobile ,nel gioco affascinante di ombre e penombre ,ove ogni cosa parla e gioisce al profum di rosa e di giallissima soffice mimosa.(Tratto da un precedente mio commento  allo scritto di Giovanna Mulas : ‘Il fiume’)))- Un caro saluto,Roberto da Messina-
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